Custodisco le mie porte chiuse

Mi discosto
 
dagli oppressi che opprimono, da chi da tutto per scontato, ma non sconta nulla a nessuno, dai dannati di Ego, quelli che hanno sempre ragione, che il sole splende perché glielo impongono e tu muori perché ne godi i raggi.
Da chi è l’unico a sapere cosa significa amare, baciare, provare dolore, piangere, ridere, tagliare i pomodori, urinare, vincere, rifare il letto, pensare, sanguinare, ascoltare, appassionare, fare l’amore, morire – come no – sorridere, leggere, sbadigliare, scrivere, consigliare, sentire, masturbarsi, portar fuori il cane, vivere, scoreggiare – il cielo ci scampi –
Da chi si erge a vittima e scrittura il resto a carnefice, chi si piange addosso senza motivo, se non se stesso, e cerca il plauso per una commedia cucita su misura che, altrimenti, il pubblico pagherebbe un altro biglietto.
 
Mi sciacquo
 
da chi giudica l’ingiudicabile, critica ciò che non ottiene, mortifica, appesta, sgozza, ammorba i sentimenti, chi non ha ancora capito che l’amicizia è una scelta, un dono, non un dovere, che trasforma in odio quella che non viene offerta o la scarnifica quand’è per gli altri
– e che l’amore –
l’amore è estensione
reciproca
libera
non incatena – eleva –
non si ottiene, accade
 
Mi svesto
 
da quelli che dei sogni fanno incubi – i loro – vessazione, cane che si morde la coda, circolo imperfetto, che si mentono per credersi e credono d’essere creduti – quale pena – da chi si considera più del dovuto e la legge se la fa da solo, gli onniscienti che predicano l’umiltà, ma rubano le lampadine, chi si autoinfligge sofferenza per compatirsi, un tentativo esibizionistico per cercare simpatia, dominare – ma chi soffre davvero ha dignità, silenzio –
la realtà si affronta, non si circuisce, non si sbiadisce
 
Mi scanso
 
da chi bestemmia la vita perché non ripaga, ma non le va incontro e si addormenta al suo passaggio, da chi sodomizza quella che non gli compete e non considera che, poi, i conti tornano – nessun possesso, nessun posseduto
quelli che non sono stati bambini e dei bambini insediano l’azzurro
i ricattatori – per se stessi – della morale, del sentire, delle emozioni, forti di lacci e tagliole che, in fondo, stringono solo perpetui pozzi sbilenchi – orgasmi di carta –
i ciechi per scelta, per convenienza – ciotola, cartello, un occhio alla padella e uno al gatto
– e quelli – quelli che rinnegano Dio, ma della sua Onnipotenza si fregiano – benedictus – mentecatti illusi – non riempiono il cielo e la terra –
 
– E io –
non mi stanno gli abiti zoppi degli dei
ma quelli generosi dei papaveri
 

CUSTODISCO LE MIE PORTE CHIUSE  (2013 LIBERO SPAZIO)

 

 

Annunci

Informazioni su Roberta Viotti Eowyn

Semplicemente una cantastorie... Dalla recensione di Chiara Lorenzetti a "Ti ha mai chiamato il mare" " Roberta Viotti, in arte Eowyn è rara poetessa d'amore senza spine. Leggere è immergersi dentro ad una favola ove le parole suscitano immagini delicate e fragili. [...] V'è tra le righe, una tangibile carnale sensualità dell'amore, vissuto come unico ed immortale. La potenza dei versi inchioda e non da scampo alla fuga. [...] Roberta ci mostra con la sua immaginifica poesia, che l'amore è la sola salvezza, il ricondursi alla scoperta di sé."
Questa voce è stata pubblicata in Libero Spazio e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...