L’ardua sentenza

Le persone lamentevoli – lamentose invocanti – hanno un pregio: farti apprezzare maggiormente l’unicità dei rapporti semplici, veritieri, fondati su solide basi, che vedono all’apice rispetto e libertà.
Non mi piacciono – tento ho tentato tento ritento – ma proprio no – coloro che si dedicano alla professione di vittima ad ogni costo, quelle con la maiuscola, sai – pesanti ed opprimenti come un tormentone estivo, con l’unica differenza che non scemano all’albeggiare dell’autunno.
Mi si accappona la pelle, mi sale l’insofferenza, l’incredulità – porca pera una nuova piaga! – la saturazione, la resistenza allo sfacciato – quasi arrogante – tentativo di indurre gli altri a una poco edificante pietà verso di sè.
Lacrimano, piangono, rimpiangono, accusano, sminuiscono, ammorbano, infradiciano, mentono, ingannano – lo stesso loro specchio – si artigliano il petto mostrando il sudario insanguinato, inginocchiati su pozzi sbucciati e ossuti
e ghignano
i denti nascosti dietro il film di un fantastico dolore pregnante
– guarda guarda guardami! – cos’hanno fatto – cosa mi fanno – riducono – bastardi figli di puttana – contro di me – esile fragile innocente corpo in un battito algido – vittima sacrificale e programmata di carnefici dannati –
 
Commiserati, compassionati, innalzati sugli altari abbandonati dai Santi.
 
Poi minacciano, mettono gli uni contro gli altri, tessono, schiumano, tramano, indicano, pre-giudicano gorgoglianti – guarda il loro dito come trema – Dio! Quale ingiusta sofferenza inferta! Poveripoveripovericuoripericolanti!
Indagano, scavano, arpionano, urlano
– chi non ha nulla da dire ha sempre la bocca aperta
mentono, incolpano, al rogo, evirano, si colpiscono, pugnalano, soffocano, oh! piccoli baroni di Münchhausen,  sgomitano nel rumore folle della propria saliva.
Colorano le bocche altrui del loro stesso vomito
penetranti e rancidi – come l’urina delle stazioni –
 
In nome di ciò che non si ha?
– O mai avuto –
Invidia? Accidia? Gelosia?
 
Eutanasia…
 
L’ossessivo desiderio di vestire panni altrui?
DominioPossessoFameIncomprensioneBisogno?
Sogno di sabbia
 
L’ardua sentenza la proferisca chi vuole – un interesse che non mi toglie e non mi offre nulla
 
Io mi trascorro di Vita e di Turchese
 
Eowyn
 
 
 
Alison Scarpulla

Alison Scarpulla

Informazioni su Roberta Viotti Eowyn

Semplicemente una cantastorie... Dalla recensione di Chiara Lorenzetti a "Ti ha mai chiamato il mare" " Roberta Viotti, in arte Eowyn è rara poetessa d'amore senza spine. Leggere è immergersi dentro ad una favola ove le parole suscitano immagini delicate e fragili. [...] V'è tra le righe, una tangibile carnale sensualità dell'amore, vissuto come unico ed immortale. La potenza dei versi inchioda e non da scampo alla fuga. [...] Roberta ci mostra con la sua immaginifica poesia, che l'amore è la sola salvezza, il ricondursi alla scoperta di sé."
Questa voce è stata pubblicata in Libero Spazio e contrassegnata con , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

2 risposte a L’ardua sentenza

  1. manutheartist ha detto:

    Invidia su tutte, ma anche accidia. Di sicuro insicurezza e debolezza. Poi tali individui si scoprono subito.
    Più che indurre in pietà, inducono ad un certo punto insofferenza e fastidio.
    Per cui cosa ci guadagnano proprio non lo so.
    Una cosa è aprirsi agli altri, con le proprie paure, i propri problemi, le proprie tragedi, sperando in una voce di conforto, in una mano amica.
    Un’altra cosa è continuare sordi ad urlare la propria misera situazione, sorpassando con noncuranza quegli aiuti che magari si sono ricevuti…

    Mi piace

    • Certamente l’insofferenza e il fastidio sono conseguenti ad un iniziale senso di simpatia o di compassione per gli sfortunati dalla sorte avversa.
      Credo che più o meno a tutti siano capitati momenti di autocommiserazione, di sentirsi colpiti da destini avversi, ma entro certi limiti, brevi momenti di crisi che fanno parte della vita.
      Ma pensare di ottenere visibilità o consenso martirizzandosi e inventando boia senza scrupoli, pare eccessivo.
      Mi rifiuto di credere che ci siano persone senza alcuna qualità, dote, peculiarità che li possa distinguere da altri o far risaltare, apprezzare.
      Sicuramente bisogna credere in se stessi, smussare gli spigoli, accettarsi, leggersi dentro e valorizzarsi.
      E’ un impegno, sicuramente, ma una soddisfazione, specialmente quando ci si rende conto di essere apprezzati veramente per come si è e per ciò che si offre.
      La via suddetta, invece, è la più breve, sicuramente la più semplice, ma a lungo andare da tramite si trasforma in voragine, dalla quale faticosamente si risorge, a volte nemmeno…altre capita che ti ci lascino, liberandosi di te una volta per sempre e con grande sollievo.

      Di una pesante tristezza…
      Ne vale la pena?

      Grazie Manu per aver letto, buona giornata 🙂

      Mi piace

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...